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Mai controcuore
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All’inizio le dissi: – Tu sei la mia scommessa d’amore.

Si prova questo a sentire nuovamente e finalmente qualcosa dopo tanto tempo. Se l’abbiamo persa o vinta alla fine io non lo saprò mai.
Eppure il tempo è un assassino. A volte ci dispiace persino accorgerci che è la vita stessa a permetterci di dimenticare, di sopravvivere ai dolori, a metterci davanti l’estrema consapevolezza che prima o poi tutto passa, che tutto finisce esattamente come noi. Tutto o quasi, direi. Perché sa anche regalarci quei pochissimi attimi che non se ne vanno, restano ricordi indelebili. Sono quelli così diversi dal resto, quelli che, anche se non ti volti indietro a guardarli, tornano a specchiarsi dentro di te, ogni tanto. Insomma quei pochi attimi che non riesci a strappare e buttare, piccole ombre che ti seguono, di cui non ti liberi. Certi attimi valgono anni d’attesa. Di lei mi ricorderò sempre un momento di desiderio infinito. Un momento di quelli che a descriverli con le parole non ci riesci mai fino in fondo.
Eravamo sul mio divano e la mia mano era andata a cercarla nel suo posto più intimo. Da molto sognavo, desideravo quel momento, così tanto da sentire la passione smisurata di un uomo che vuole amare la sua donna senza potersi trattenere nemmeno un minuto di più.
Eppure d’improvviso, seguendo il contorno delle sue labbra, incrociando i suoi occhi, la mia mano si è fermata, rimanendo immobile fra le sue gambe. Forse in quell’istante era lei ad aver penetrato con i suoi occhi la mia mente. Mi sembrava quasi di profanare il suo corpo, avvolto da una luce eterea, da una purezza estrema, disarmante. Lei era la perfezione in miniatura, così fragile, così bella, così indifesa, con le sue piccole mani che avevo cercato di stringere in ogni momento possibile per tutta la sera. La guardavo: il suo volto era così sereno, abbandonato. Lei dipendeva dai miei movimenti ed io dalla mia commozione mentale. Mi sembrava di guardarla come lei non era riuscita a vedersi mai. Mi sembrava potesse pensarsi ancora più bella di quel che sapeva di essere in quell’istante, attraverso il mio sguardo. E se lei avesse potuto guardarsi coi miei occhi si sarebbe innamorata del mio desiderio, perché era dentro quel desiderio, fermo così, come d’incanto , che avevo capito di provare ancor più di ciò che credevo. Ci siamo guardati a lungo e forse si fa l’amore anche così, con gli occhi negli occhi, i pensieri nei pensieri. Tutto ciò che ricordo era questo infinito, pazzesco, irrefrenabile desiderio di starle addosso e non per sesso. Per annusarla, per sprofondare nel suo odore, per fissarmelo come una seconda pelle. Poi l’enfasi era ripresa, facemmo fatica ad uscire di casa. Nel viaggio di ritorno per riaccompagnarla io le tenevo la mano nella mia, avevamo in sottofondo solo la musica e quella pace interiore di un silenzio che non spaventa, racconta. Racconta quel punto in cui le parole si fermano a riposare. Resterà eternamente quella notte di pace immensa. Poi la vita spesso divide, sottrae, liquida precocemente eppure chissà, forse questa è una piccola illusione a cui noi umani non smetteremo mai di credere. Voglio credere che ovunque saremo e in qualsiasi modo andranno le nostre vite, ogni tanto, in un piccolissimo angolino del cuore, quella sensazione tornerà a scaldarci dal freddo. Lei sorriderà e io lo avvertirò, perché il suo sorriso toglieva il fiato agli alberi. In quel piccolissimo angolino del cuore non entrerà mai nessun altro, lo abiteremo solo noi. Io mi ci rifugerò, quando avrò bisogno di assaporare ancora la pace, l’aria di quella notte, un respiro ultraterreno. Lei mi ripenserà, quando la vita l’avrà consumata, succhiata, vissuta fino al midollo. Ma non avrà mai nessun rimpianto e nemmeno io. Perché continueremo ad abitarci ogni tanto e nel ricordo dei nostri passi sulle foglie dei viali autunnali, quelle che calpestate per amore trasformano in suono il rumore, la ritroverò sempre un po’_

(Massimo Bisotti)

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