Alcuni leggono attentamente le avvertenze dei sentimenti, se ne vanno un attimo prima di essere lasciati andare.
Altri l’assenza la imparano a riconoscere proprio quando perdono la voce per richiamarla indietro. Così non ti restano più nomi nella mente, solo ricordi scomposti, intermittenti, sghembi, sfilacciati, labili. Nella moltitudine di anime che ti passano accanto, quando sono così tante da non sentire più aria né spazio intorno a te, assurdamente è come se ti trovassi nel vuoto. E’ proprio vero che il tutto e il nulla coincidono, entrambi ti rendono immobile. Quando le cose non le puoi toccare le vuoi, quando hai le mani sporche di catrame gli occhi prudono. E più puoi avere e più questo pensiero si avvalora, scorgere una differenza che fa emozione diventa il tuo obiettivo, sempre più difficile, sempre più raro, complesso, oscuro. Spesso è qualcosa di semplice, un nome non pensato abbastanza che ti scoppia lettera per lettera dentro e ti ricompone il cuore, diventa il tuo alfabeto. O un nome sconosciuto che si manifesta d’improvviso come rugiada sulla tua corteccia cerebrale. Un nome che trascorra con te l’eternità della memoria e non svanisca, non sia un soffio ma un druido che colleghi corpo e luogo e che in mezzo a tutti i nomi, corpi, luoghi e cambiamenti che si presenteranno resti sempre il suono più forte. E tu continuerai a chiamarlo fra la gente anche quando apparentemente sarai distante. Quel nome con due occhi in cui annullare ogni problema e con due mani in cui sdraiare l’anima assonnata. Quel nome in cui rannicchiare il cuore.
Io ci credo ancora_
(Il quadro mai dipinto, work in progress)
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