Ma tu di me che cosa sai? Chissà che confine esiste fra quel che si sa davvero e quel che si crede di sapere di qualcuno.
Sai per esempio che mi piace guidare di notte? Mettere la mano fuori dal finestrino e fendere l’aria per stringere il mondo? Sai che più di te non sono stato mai di nessuno e a tratti nemmeno più mio, che hai giocato ai quattro cantoni con la mia anima toccando il mio nord e il mio sud, il mio ovest e il mio est. Sai che amo la dolcezza della sera, che per me è invitare a cena la luna e lei non mi ha deluso mai, mentre tu mi hai lasciato la voglia di un’ultima cena insieme, anche solo per dirsi:” Vaffanculo, amore mio, ti amo. Ora vestiti elegante per l’appuntamento con la fine”. E poi ricominciare. Sai che i distacchi avvengono solo quando la mente è andata via e non quando si prova a scappare. Che Roma è troppo grande per nascondersi. Che gli addii intossicano ma intossicano di più le presenze assenti. Sai che ho buttato tutto di me fino a svaligiare quel luogo scomodo dove restavo ad aspettarti e a nulla son servite le luci là fuori. Se non si ha voglia di guardare si chiudono gli occhi. Sai che un odore ti resta impresso come la prima volta che annusi la vita davvero, ed è quando la pelle comincia a piacerti se pure non è più liscia e perfetta come quando sei nato che sei pronto a tatuarti un respiro. Quando le ferite che ti fanno gli altri sono lo specchio di quelle che ti sei fatto da solo e imparando a stare troppo bene da solo poi sei tu a infliggerne agli altri. Sai che il giorno che regalerò una panchina a una donna mi ci vorrò poi sedere tutta la vita insieme e se dovesse essere un’illusione impossibile capovolgerò la clessidra del cielo. Le inciderò su le iniziali ma anche le finali di noi e sarà sempre un nuovo inizio. Ma tu tutto questo non lo sai.
Allora non dire di avermi amato_
(Il quadro mai dipinto, work in progress)
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