Non si rimugina sugli errori, non possiamo riprenderci quel che abbiamo sprecato. Ma possiamo imparare a ridere fino alle lacrime sul latte versato e disimparare il percorso guidato di abitudini sicure ma dannose.
Ritrovarci di spalle sugli spazi da percorrere. L’equilibrio non è unico, è composto da tanti piccoli equilibri che devono incastrarsi l’un l’altro nei nostri angoli interiori. Tanti amici preziosi che ogni tanto si nascondono, ogni tanto se ne vanno e dobbiamo ricercarli. Non c’è mai fine alla fine delle nostre stradine, mai vuote di senso ma ogni tanto attraversate da quel senso di vuoto, da quel mal di mare in terra. Mentre camminiamo e ci ubriachiamo di vita possiamo rimettere l’anima e sentirci nuovi, anche se non necessariamente migliori, oppure digerire la nostra per sempre senza fidarci più. Non fidarsi è un modo comodo di vivere. Possiamo andare avanti, senza sgomitare sulle vie degli altri ma senza dimenticarle. Senza dire che non ha senso quel che non capiamo, senza credere che ne abbia troppo solo quello che scegliamo. E a quel vuoto nello stomaco dare la possibilità di essere riempito, piuttosto che continuare a scambiare quella nausea per un inesistente senso di sazietà. Decidere di cenare sulla luna, senza farci leggere le mani per scegliere di stringere o no quelle di qualcuno.Farsi ri-conoscere. L’equilibrio è anche rischiare di perderlo per un compromesso di vita, di accettazione non forzata, di una combinazione a due che apre una scelta condivisa. L’equilibrio è anche l’aria che quando si vizia di presenza smette di essere fumo e diventa profumo_
( La luna blu)
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